l’arte di Thomas Wightman, Book sculpture: Derailing my train of thought

9 Feb

Di  Thomas Wighman, designer e artista. Non  ho  parole  da spendere inutilmente, guardate solo  le foto di  quest’opera in  punta di forbice e colla.

Three-Wheel Drive Drift Trike. L’arte di Danny Huynh da Sydney

9 Feb

Ci sono modellisti che portano la loro abilità a livello dell’arte. Non sono pochissimi, più di quanto si creda, ma alcuni come Danny hanno un equilibrio particolarmente efficace fra le loro due creatività. nell’arte di Dannuy c’è certamente la sua cultura australiana e tutto l’immaginario selvaggio e un po’ buzzurro alla li’l Abner de noartri tipicamente australiano che nel tempo si è modernizzato da Crocodile Dundee a Mad Max. Su questo, figurativamente si è inserito l’immaginario molto più moderno e post cyberpunk di Ashley Wood fumettaro australiano trapiantato ad Hong Kong che produce Three-A un universo di caratteri e di storie che diventano Action figures semplicemente bellissime dal character design azzeccatissimo ( si capisce che lo amo?)

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Dunque da una parte ci sono i modelli radicomandati denudati e buggyzzati militarmente alcuni, altri in purissima estetica Porn, caricatura alle endorfine delle muscle car più testosteroniche, al cui cospetto i mezzi futuristici post atomici di Interceptor sembrano delle Trabant.

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Dall’altra una galleria di personaggi tra lo zombie e il coatto psicopatico alcolista che Trevor Philips di GTA risulta un azzimato secchione di Harward .

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Metteteli insieme e abbiamo l’opera di Danny Huynh, lavori che potrete ammirare sulla sua pagina di Facebook e nel suo canale youtube. Se poi siete fortunati e avete molti soldi, potrete comprarlo nel suo store, ma ricordatevi di stare svegli a ore impossibili perchè appena entrano in vendita spariscono all’istante. E l’Australia è a diversi fusi orari da noi…

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La danza dei 100 robot Robi

25 Gen


La  manifestazione della robotica  di  consumo e  in  particolare  di tutto  il filone dei robot  umanoidi,  ha  l’irresistibile  convinzione  che  le  performance  delle  piccole creature come  Robi,  di  cui abbiamo ripetutamente  parlato qui, prendano valore  nella  moltiplicazione  seriale  e sincronizzata  dell’azione programmata, ad esempio  una serie di movimenti, che potremo definire  “ballo”.
L’idea prende  corpo in  manifestazioni come questa, cento  Robi in movimento al MaruCube, presso il Marunouchi Building di Tokyo.  Obiettivo:

 consentire a chiunque di fare conoscenza con una nuova generazione di robot, capaci di interagire con noi con grande naturalezza, grazie a una capacità unica di comunicare e ispirare simpatia.

L’operazione  è a  mio  parere  più che altro  marketing  cosmetico, valido sopratutto  nel  mercato asiatico. La  formalità in questo tipo di  manifestazioni  è determinante: pensiamo a  quanto  sia influente  nella  cultura  orientale la “quantità sincronizzata”, che  va  dalle  esibizioni  circensi  dove  decine di  giocolieri  eseguono  coreografie complicate con abilità sovraumana ( direi quasi robotica) alle  radunate  oceaniche delle  masse esteticamente  compattate  in ranghi di  regimi  più o  meno  obsoleti.

Quanto distante da un  pensiero  occidentale,  tutto  spinto  all’individuo e alla capacita d’improvvisazione che  produce una  traccia  originale, uno stato  di  grazia unico!  per  fare un esempio parallelo al circense di  prima,  penso  al Cirque  Du Soleil, l’esatta  opposizione dell’esibizione  della  “quantità sincronizzata”.

Reagisco con freddezza al  movimento  corale e credo  che  l’umanizzazione robotica, l’empatia cibernetica, sia lontana milioni  di  miglia da  questo ballet  mecanique robotico…

Breve storia del Robots, da Minosse a Madame Tussaud

15 Gen

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Qui parliamo  di  una testata di  cultura  autorevolissima, la   rivista trimestrale americana Lapham Quarterly, a Magazine  of history & ideas.  Autorevole e  splendida, un  capolavoro  di  editoria  come siamo  poco abituati  a  vedere, e  che  mi  ha  fatto  ricordare  per certi  versi  FMR per la preziosità di  certe soluzioni e  Mediamatic  Art and New Technology in Amsterdam (rivista che  ho  amato  tantissimo)  per  la  lucidità e la  profonditaà del pensiero esposto.Anche  online Lapham  non è da  meno, in quanto  a stile. Ed è in questo  sito  che ritroviamo nel l’autunno del 2011 un  volume  dedicato  al  futuro.

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Un  futuro  che parla  ovviamente anche di  passato. Di  passato  robotico, ad esempio. Si  potrebbe definire l’articolo  proposto da una giovane editor, la  matrice dei  robot storici partendo da Talos , l’automa forgiato per re Minosse per proteggere il suo regno da pirati e invasori, per arrivare (quasi) ai  giorni  nostri.
Fra  i  robot (  ma sarebbe  meglio definirli con il  loro  nome: automi ) mancanti nella  matrice proposta, l’amante di  Luigi XV , Madame du Barry realizzata  del  ceroplasta  e scultore Philippe Curtius , meglio conosciuto come il maestro della giovane Marie Grosholtz, poi Marie Tussaud. La figura di cera è la più antica della collezione di museo londinese di Tussaud, sopravvivendo sia la Rivoluzione francese che a un devastante incendio 1925. Disposta su un divano,  la du Barry appare in preda ad un sogno affascinante, con gli occhi chiusi, ma il suo petto si  muove, grazie ad un motore meccanico ideato da Curtius.

Questa matrice ci dice molto sul  nostro immaginario,  intendo  con  nostro la  visione  europea, occidentale,  che  dal  Golem  ci  porta  dritto dritto all’androide e al Terminator.
La  rivista  è ancora  acquistabile, e presto  ci sarà una  versione  completmanete digitale on line, almeno  è questo  che dichiarano. A  questo  punto, non c’è che da aspettare.

 

 

Manifesto del Robot del 21° Secolo

9 Gen

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Tutti conoscono  le  tre leggi della  robotica di  Isaac Asimov. Ebbene, dimenticatevi  che  queste  possano  descrivere il  robot  del  21secolo: sarebbe come  cercare di  capire  la  modernità con  la  Magna Carta.

Cerca di  darci  una  nuova  visione Brian David Johnson, nel racconto 21st Century Robot in una  storia  piena  di  tutte  le esperienze della attualità tecnologica  e  che in  qualche  modo,  rinnova  e  ripensa coraggiosamente e ironica, un nuovo  soggetto  robotico,  molto  più  umano,  molto  meno   inquietante lontano  tanto  dalla  Falsa  Maria che dal Terminator, metafore che  ci  hanno seguito  per tutto il ‘900.

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Per  questo  c’è bisogno di  un  nuovo  manifesto, una  reinterpretazione della macchina  pensante,  Alla  domanda di  come sarà questo  robot, Brian da  questa risposta:

“Non lo sappiamo. Questa è la sua  eccezionalità. Quando si tratta di un robot del 21 ° secolo, in realtà non sappiamo cosa sia. Io non so cosa sia. Non dipende da me. Spetta alla persona che sta costruendo il robot deciderlo. Ogni robot è personalizzato. Ogni robot è un individuo. Ogni robot dovrebbe avere proprio nome, perché ogni Robot del 21 ° secolo è un individuo, perché ogni robot è costruito da una persona. “

Beh, questa è  veramente diverso, e’  l’uomo bicentenario ma  pensato  prima, facile da  costruire, completamente  open source, intenzionalmente  interattivo, fieramente sociale, pieno  di  umanità e personalità.

Detto  così, la roboetica sarà  forse  inutile, basterà la  nostra,  umanissima.

 

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Idea Builder: la stampante 3D di Dremel

6 Gen

Dremel 3D Printer

che dire, io adoro  Dremel, è un marchio  che  “mi fa casa”,  ricorre ogni  volta che  penso agli  utensili per il mio  lavoro sui  modelli, è una  costante  nei  miei  acquisti e  se  devo  prendere anche  solo  una punta da trapano  vedo se  è in catalogo.

logo idea builderQuando ho  visto che  stava  proponendo Idea Builder, una stampante FDM mass market , sarà  per la sua  estetica da  Dolceforno sarà per l’imprintig sopradetto, l’entrata in  lizza di  Dremel nel  mercato delle  stampanti  consumer mi ha  fatto molto  piacere. Le specifiche si  trovano  nel sito di  Idea Bulder, ma  sin da subito ( la notizia della sua  uscita è di  metà settembre 2014) ha  proposto a dicembre  un suo contest, vinto da  un designer con un semplice quanto  geniale snodo per  assemblare una seduta  in legno.

Vero è che  già sta uscendo  una stampante treddì collezionabile in  edicola di Sharebot per  Hachette, ma il segnale forte di  una  ormai  consolidata presenza  della stampa 3d in ambito  consumer è cosa fatta, e Dremel non fa che  confermarlo. Ora  è in  vendita in Amazon e in altri circuiti online, ma  presto  la vedremo da  Leroy Merlin… ( se non c’è già)